N.B.: l’omelia originale è qui adattata come testo scritto.
Il simbolo […] indica un passaggio di difficile comprensione nell’audio originale, o l’impossibilità di comprendere il passaggio
Cominciamo col rilevare che la parrocchia nasce bene, perché è una giornata così splendida, tiepida; un po’ di “aria condizionata”, ma anche quella ci sta bene in questo tempio così vasto, sotto questa cupola azzurra. Il mio saluto va alle autorità di Quartu, con un apprezzamento per la loro presenza. Un saluto affettuoso a tutti i sacerdoti presenti (avete visto che sono parecchi!), particolarmente ai sacerdoti e ai parroci di Quartu e alla stessa parrocchia, per questa città che sta allargandosi e affermandosi. Un saluto alle religiose, un saluto ai laici, impegnati, perché ho visto che ci si muove, e ci si muove anche bene! Ringrazio il laico che ha fatto l’indirizzo e ha parlato a nome di tutti voi. Mentre faceva questo indirizzo e quando ha ringraziato il vescovo per averci dato un sacerdote, ho avuto la tentazione (ma poi mi sono vinto), la tentazione di interromperlo per dire: “La ringraziamo perché ci ha dato un sacerdote”, “E che sacerdote!” stavo per dire!
(Applausi)
È un battimani che [don Gianni] si è meritato. Sapete, certe volte nella Chiesa il battimano arriva dopo 10 anni. Ecco, don Gianni si è fatto dieci anni di vita missionaria e nessuno gli ha battuto le mani; stasera invece abbiamo battuto le mani. Dieci anni di vita missionaria in Africa, in mezzo ai disagi che facilmente immaginate nelle terre di missione, nei paesi di missione. Io gli sono grato per parecchi motivi, ma anche perché tornando dalle missioni avrebbe avuto diritto (e dei confratelli nessuno si sarebbe lamentato!) ad un riconoscimento. Ecco allora, il riconoscimento che l’arcivescovo gli dà è quello di fondare una parrocchia nuova, cioè di fare un po’ il missionario qui. Come lo ha fatto per ben dieci anni in Africa, adesso ricomincia a fare il missionario qui. È stato un bell’esempio per il nostro clero, e anche per noi fedeli. Una volta di più nei momenti decisivi e importanti il clero di Cagliari sa emergere, sa dire la sua parola modesta, moderata però significativa, senz’altro densa di contenuto. Lo ringrazio. Stavo dicendo che la cerimonia è breve. Abbiamo già consegnato, come avete sentito, il Vangelo, che vuol dire come ho detto “catechesi” ed “evangelizza-zione”. Avete sentito nel prosieguo della formula che il vescovo ha chiamato subito in causa per la catechesi e per l’evangelizza-zione voi laici e le religiose. Uno solo per un territorio così vasto è certamente poco! Voi avete detto è meglio così che non avere nessuno. Come posso ringraziare, come devo ringraziare il padre Arcangelo e i suoi confratelli per quello che hanno fatto fino adesso qui! Certo, nel momento in cui la popolazione cresce era necessaria la presenza di un sacerdote, ma non è sufficiente. E poi, se anche fosse sufficiente voi avete dei diritti e dei doveri inalienabili […]. Allora la parrocchia si basa sul parroco, si basa su tutti i fedeli e si basa sulle religiose e sopra i laici impegnati. Ecco il discorso con cui il vescovo ha consegnato il libro, la parola di Dio. Poi vi ho detto che consegneremo l’altare per la celebrazione dell’Eucarestia. Cosa vuol dire “Chiesa Cattolica”? Ecco, vuol dire fedeli che si riuniscono attorno a un altare per celebrare la Messa. Avrete fatto caso che i momenti più importanti della visita del Papa nelle varie parti del mondo, e anche in Sardegna, qui a Cagliari [San Giovanni Paolo II si era recato in visita in Sardegna pochi mesi prima, ndr], è la Messa. Ma non per una tradizione, ma perché è il centro della nostra fede. La parrocchia inizia con una Messa, il vescovo consegna l’altare. L’altare adesso, in questo momento, è simbolico: c’è già l’altare nella piccola chiesetta, e poi noi ci auguriamo che ci sarà l’altare nella chiesa più grande. [Vi raccomando] l’attenzione all’Eucaristia. Siete così numerosi questa sera! Io mi auguro, sono certo, che continuerete a partecipare così. Ecco, il parroco deve poter contare sopra la vostra partecipazione a questo, che è il momento più significativo della vita della Chiesa. Noi non saremmo cristiani se non ci fosse la Messa. Gli Atti [degli Apostoli] parlano di un corpo e un’anima sola: attorno all’altare ci deve essere un solo corpo e un’anima sola. Voi, o almeno una parte di voi, hanno sentito che in Diocesi abbiamo un piano pastorale. Lo abbiamo presentato al Santo Padre, il quale lo ha fatto suo e lo ha raccomandato a tutte le componenti della Chiesa cagliaritana: ai sacerdoti e alle religiose, ai laici impegnati. Lo ha raccomandato ai giovani nel Largo Carlo Felice, agli ammalati… Ecco, a tutte le categorie il papa ha detto: avete un piano pastorale. Cosa c’è [in esso]? Il piano pastorale dice che dobbiamo convertirci. Ecco, abbiamo cominciato la Messa dicendo: non ci sono battimani per nessuno, perché siamo dei poveri peccatori. Poi abbiamo detto nel piano pastorale: i laici devono essere preparati, competenti. Ecco la catechesi: i laici che vorranno assistere il parroco più da vicino per la catechesi dovranno avere una cultura, una competenza. E poi abbiamo detto nel piano pastorale della carità. Carissimi amici, carissimi fratelli e figli Dio, l’uomo di oggi, l’uomo della strada […] non si accontenta della nostra catechesi, non si accontenta delle nostre parole. Sono parole di Dio, ma lui, l’uomo della strada, le chiama chiacchiere. Vuole vedere che noi traduciamo negli effetti ciò che professiamo. Ecco la carità. La carità non la possiamo, non la dobbiamo sempre delegare alle suore. Certo, le suore fanno un’opera preziosa, e come sarei contento se ancora più spesso si richiamasse questa verità nelle nostre pubblicazioni, anche nel nostro giornale, [e si parlasse più spesso di] cosa fanno, ma non basta. Io desidero che su NuovOrientamenti si parli di ciò che fanno i laici nel loro ambiente, nella loro chiesa, nella loro parrocchia, perché qui intorno ci sono persone che soffrono, persone handicappate, persone sole, persone smarrite, anziani abbandonati… ecco la nostra presenza cristiana che viene dal partecipare all’Eucarestia. Alla fine, poi il vescovo consegna il tabernacolo: […] non tutti possono venire, ci sono come dicevamo gli ammalati. Allora il parroco porta con le sue visite gradite l’Eucarestia nelle famiglie, nelle case. Allora la custodisce nel tabernacolo. Il vescovo consegna il tabernacolo, ma questo mi dà spunto per guidarvi al quarto tema del piano pastorale. Abbiamo detto: convertiamoci, rendiamoci competenti partecipando e frequentando corsi, facciamo opere buone, diamoci da fare per essere cristiani non con le parole ma coi fatti. Il quarto tema riguarda le vocazioni: domani pomeriggio a Bonaria ci sarà l’ordinazione di un giovane sacerdote […]. Sarà una bella cosa che ci sia una parrocchia, ma nel futuro se mancano i preti? […] La Madonna ha portato al mondo Gesù. Perché la chiamiamo “Regina degli Apostoli”? Gli apostoli fanno tante cose, fanno tanta strada. San Pietro è venuto a Roma, San Paolo prima ha girato l’Oriente e poi è venuto a Roma. Gli apostoli sì che hanno lavorato per il Vangelo! La Madonna è sempre stata lì, nella sua casetta di Nazareth? No, noi diciamo mica così! Nessuno ha fatto quello che ha fatto la Madonna per la nostra salvezza. Ci ha portato Gesù! Nel giorno dell’Immacolata è bello iniziare una nuova parrocchia, una nuova comunità parrocchiale. La parrocchia è dedicata a San Luca […], che è l’Evangelista della misericordia. La parabola del figliol prodigo! Ecco, venendo in parrocchia, venendo in chiesa, voi sentirete sempre questo richiamo: Dio è buono, Dio è misericordioso, Dio mi vuole bene, Dio perdona i miei peccati. Ecco [in questo] il primo tema del piano pastorale: la conversione che si appoggia alla fiducia.
