Discorso alla Messa della Fondazione della Parrocchia Don Gianni Sanna Domenica 7 Dicembre 1985

Novembre 2025

N.B.: l’omelia originale è qui adattata come testo scritto. Il simbolo […] indica un passaggio di difficile comprensione nell’audio originale, o l’impossibilità di comprendere il passaggio.

Quindici anni fa stavo appena uscendo dal Seminario. Quando uno esce dal seminario pensa alla sua famiglia, alla sua casa, al suo ambiente, ai suoi compagni di studio più che a una comunità parrocchiale che si trova così all’orizzonte. Il Signore mi faceva capire però che c’era una comunità parrocchiale nella quale dovevo andare per collaborare. Mi ricordai in quei giorni le parole di Cristo che diceva: “A chi lascia padre, madre, amici, fratelli e sorelle darò cento volte tanto in fratelli e sorelle”, e così credetti a queste parole e iniziai il lavoro nella parrocchia di Sant’Eusebio, insieme con don Porcu. Passarono cinque anni e mi resi conto che il Signore aveva mantenuto la parola. Quando ho sperimentato la dolcezza di avere non cento ma mille e anche più fratelli e sorelle, il Signore mi fece capire che era arrivato il momento di andare alle pendici del monte Kenya e lì offrire quelle cento, mille sorelle e fratelli, e così andai lì perché la Chiesa aveva bisogno di me in quel periodo e in quello spazio del Kenya. Vi restai quasi dieci anni. Dopo dieci anni, uno sente che, anche se non è nero, quelli con cui sta lavorando sono diventati carne della sua carne e li sente veramente cari. Allora ci fu un altro segnale che mi diceva che bisognava nuovamente tornare in Italia, nella diocesi di Cagliari. L’arcivescovo mi dice: “C’è una comunità da fondare nella zona del Margine Rosso. C’è tanta gente che abita lì, nella zona di Pitz’e Serra”. Dopo due mesi il Signore mi ha fatto capire tante cose che non avevo immaginato prima. In confidenza ai parrocchiani, le sto già dicendo queste cose che sto scoprendo. Quando una persona va in un ambiente nuovo tutto gli fa paura, perché non conosce le persone, non sa cosa pensano, non sa i gusti, non sa i loro bisogni, ci guardiamo un po’ così… E poi, pian piano, lo Spirito del Signore lavora, lavora, lavora anche mentre noi dormiamo. Cara chiesa di San Luca, sei bella e sei stupenda. Quali sono i programmi pastorali? Succede sempre che un parroco, quando inizia il suo lavoro in una parrocchia nuova, dica i piani pastorali, il programma. Ma ce lo ha ricordato anche l’arcivescovo durante l’omelia oggi. La visita del Papa ci ha invitato a riflettere un po’ su quel tipo di cammino che nella diocesi vogliamo percorrere, a quegli impegni che ci vogliamo assumere, e noi, Eccellenza e cari amici, vogliamo assumere proprio questi impegni che ci ha ricordato anche oggi. Ma è chiaro che dobbiamo avere un determinato stile particolare, a seconda dei bisogni particolari che ci sono in questi quartieri della nostra parrocchia di San Luca, è chiaro. Io li definisco in due/tre parole: semplicità, comunione fra di noi, familiarità. Questo sarà il nostro stile, su queste cose ci batteremo sempre: comunione, semplicità, familiarità! Questo è lo stile che useremo perché la parola di Cristo avvicini tante e tante persone. Carissimi, l’arcivescovo ci ha fatto capire molto chiaramente che un prete solo non basta. Qui non voglio chiedere un viceparroco in questo momento, ma me ne ha dato tanti di viceparroci oggi! Sì, fratelli e sorelle, è l’arcivescovo che ve lo ha detto: abbiamo bisogno, abbiamo bisogno di lavorare insieme, insieme, insieme! Ecco un’altra parola molto molto importante che dovremo ricordarci spesso. C’è posto per tutti, tutti! Non solo avete il dovere, ma anche il diritto di dare la vostra collaborazione! Un’altra cosa molto importante che voglio dirvi oggi la rivolgo a un gruppo di persone qui presenti: i giovani. Carissimi giovani, il Papa vi ha ricordato che Dio vi ama e vuole pian piano anche trasformarvi, darvi la somiglianza e immagine sua, perché diventiate anche voi persone capaci di sapervi amare, ma queste capacità non ve le può dare se ve ne restate soli! Il Signore ha voluto aver bisogno di ponti per comunicarvi i suoi doni, per darvi la capacità di amare, di vivere, di essere veramente efficaci nella Chiesa e nella società, e questi ponti sono gli altri, questo ponte grande è la Chiesa. Avete un parroco al quale il Signore ha chiesto, prima di venire qui, che passasse in Africa per dieci anni. Per caso? No, non capita niente per caso, quindi io penso che neppure questi dieci anni siano cosa capitata per caso. Hanno il loro scopo, e non ce l’hanno solo per questo povero prete: ce l’hanno anche per la comunità che gli è stata affidata. Dieci anni in Africa, dieci anni di contatto con la Chiesa, cosa ci ricordano? Ci possono ricordare che siamo parti di una Chiesa che è veramente grande. Dieci anni in Africa del vostro parroco ci ricordano che se siamo Chiesa siamo missionari, siamo mandati tutti quanti. Dieci anni in Africa ci ricordano che la varietà non disturba, anzi deve incontrarsi e costruire delle belle cose insieme. Dieci anni in Africa ci ricordano che bisogna saper dare e anche saper ricevere, stabilire in continuazione questa comunicazione. Dieci anni di Africa ci ricordano che non abbiamo diritto di essere felici da soli. Il primo grazie, chiaro, lo rivolgo al Signore, che è tanto buono e che ci fa toccare con mano la sua presenza, le sue grazie, la sua forza. Grazie, Eccellenza, per il modo che ha usato per invitarmi a lavorare per questa nuova parrocchia. Penso che posso dire le prime parole che mi ha detto quando ci siamo incontrati la prima volta. Mi ha detto: “Questo gesto è un gesto di fiducia, ma è anche una croce”. Le ricorderò sempre. Grazie della fiducia, e anche grazie perché mi ha ricordato che devo essere pronto ad accettare anche le difficoltà che mi sono croce. Grazie a tutti i sacerdoti: inizio dalla parrocchia di Sant’Antonio e da padre Leonardo, che ha gettato qui i primi semi di Parola e di lavoro, di sacrificio, perché ha iniziato a formare piano piano la comunità qui, in questo colle. Grazie a padre Arcangelo, perché in questi anni da quando è parroco di Sant’Antonio insieme con i suoi collaboratori avete cercato sempre di spingervi sin qua per poter portare la vostra parola, per portare i sacramenti, portare il vostro affetto qui a tutta questa comunità. Grazie ai sacerdoti parroci di Quartu. Grazie ai sacerdoti e amici che hanno voluto fare il dono della loro presenza oggi per questa celebrazione. Un grazie alle autorità di Quartu, al vicesindaco che rappresenta oggi anche il Sindaco, agli assessori, ai vari capigruppo. Possiamo fare un applauso alle autorità di Quartu per il dono che ci hanno fatto?

(Applausi)

Per chi non sapesse il motivo di questo applauso e per chi non conoscesse questa zona, vedete che ci sono delle illuminazioni, adesso c’è la strada asfaltata, e tanti altri piccoli interventi di cui avevamo bisogno. Appena questo povero prete è andato in Comune, dopo sei giorni si sono messi subito in movimento. Questo applauso che vi hanno fatto non vuol dire “Bravi perché avete completato l’opera!”. Mi raccomando, no! “Grazie perché avete iniziato bene!”

(Applausi)

E noi ci auguriamo che questo buon inizio sia di buon auspicio per tanti impegni che la comunità umana della grande città di Quartu vi chiede; noi vi facciamo i nostri auguri, vi accompagneremo con la nostra simpatia e le nostre preghiere, anche perché prendiate questo impegno appena preso con grande gioia, dignità e spirito di servizio. Noi per quanto possiamo vi aiuteremo, chiaro: se ci sarà bisogno di ricordarvi qualcosa noi ve la faremo presente. Useremo l’italiano e anche altre lingue, qualche volta. Grazie a tutti gli ospiti venuti qua da varie parrocchie: di Quartu, di Assemini, di Sinnai, di Sant’Eusebio. Ringrazio tutte le suore che sono venute a far festa con noi oggi, non solo delle nostre comunità di Santa Maria e della Sacra Famiglia, ma anche dalla Casa Madre e da altre comunità di suore. Ringrazio tutti gli amici qui presenti che sono venuti a onorarci, a pregare con noi, a far festa con noi. E un grazie grande, grande, grande a tutta la comunità di San Luca: siete veramente belli. Vi voglio tanto bene!

(Applausi)

Grazie a tutti i collaboratori. Appena lanciato l’annuncio tante persone si sono messe in movimento, chi per una cosa, chi per un’altra: è bello vedervi così in movimento. Oggi la festa è iniziata molto presto. Dovevate vedere tutto l’andirivieni che c’era stamattina, pieno di gioia ed euforia per preparare tutto con gli altri! Anche queste cose sono suscitate dallo Spirito di Dio, che sta costruendo anche con queste cose la comunità cristiana di San Luca. Grazie al coro: che belle voci angeliche che avete! Crescete, crescete e invitate anche altri amici, e aiutateci sempre a pregare bene. Le vostre voci ci aiutano a pregare bene, ci fanno sentire il senso della presenza di Dio tra di noi. Avete sentito che, durante le preghiere dei fedeli, qualcuno ha pregato in inglese e in tedesco. Abbiamo nella nostra comunità parrocchiale delle comunità inglesi e tedesche, mi permettete di salutarle?

(Applausi)

My friend who speak English, coming from America and English speaking countries! We are very very happy to have you here in our community, and we hope that you feel at home already with us! Thank you very much. I love you! (Traduzione: Amici miei, che parlate inglese e arrivate dall’America e dai paesi anglofoni! Siamo veramente felici di avervi qui nella nostra comunità, e speriamo che vi sentiate già a casa con noi! Grazie mille. Vi voglio bene!) Non possoso ringraziare in tedesco… Danke! (Traduzione: Grazie!) Per quelli che vengono dal Kenya: Asante Sana! (Traduzione: Grazie mille!) Ce ne sono, ce ne sono!

(Applausi)

Chiudo così, perché non so che dirvi, ma ne avremo tempo per dirci tante cose. Grazie!